Single per scelta (?)
Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine e altre che rimangono single per un colpo di genio. (Peanuts)
Sarà capitato a tutti di lasciare/essere lasciati dal proprio partner. Dopo un iniziale periodo di emozioni altalenanti tra rabbia, dolore e senso di colpa, inizia (o dovrebbe iniziare) una fase in cui ci si ricomincia a mettere al centro del proprio mondo, spesso scoprendo noi stessi per la prima volta. Non è un percorso facile e ci vuole coraggio per farlo. Infatti spesso e’ proprio in questa fase che si cerca (giustamente) l’aiuto di un professionista. Non è raro infatti che i pazienti dichiarino di non aver mai capito in realtà chi sono e dove vogliano andare, seguendo il “flusso” dei desideri del partner di turno. Mi viene in mente un film di Julia Roberts del 1999 in cui la protagonista scappava ogni volta che arrivava davanti all’altare. Un giorno scopri’ che in realtà ciò avveniva perché ogni volta che aveva una storia seguiva i gusti della persona con cui era in quel momento, tralasciando i suoi, per amore dell’altro…anche nel mangiare le uova! Ad un certo punto però senti’ l’esigenza di sapere quale fossero le uova migliori per lei. Dopo averlo capito, avendone provato un’infinità e aver trovato finalmente l”uovo giusto”, fu pronta per il matrimonio.
Troppo spesso si sta con qualcuno essendone completamente assorbiti e per paura di stare soli, diventando ciò che l’altro vuole o vorrebbe che noi facessimo/pensassimo/dicessimo tanto da mettere i nostri bisogni da parte (ma siamo mai stati capaci di ascoltarli e identificarli questi nostri bisogni?).
Ecco che il non avere accanto un partner diventa una grande occasione per iniziare un viaggio meraviglioso in cui capire chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo andare veramente.
Secondo il sociologo Eric Klinenberg, dell’Università di New York, infatti, vivere da soli significa anche godere di relazioni di qualità, come dimostra un altro studio di Erin Cornwell, sociologo della Cornell University di Ithaca (New York). Egli ha determinato che è più probabile che le persone oltre i 35 anni che vivono da sole si concedano una serata con gli amici, rispetto a quelle che vivono con il proprio partner. Essere soli “obbliga” in un certo senso a costruirsi una rete sociale di qualità alla quale attingere nei momenti di difficoltà.
A livello etimologico la lingua inglese utilizza due termini per esprimere due diversi tipi di solitudine: la parola “solitude” per esprimere la scelta di essere soli; la parola “loneliness” per esprimere una solitudine non scelta.
Nella lingua italiana per esprimere i due concetti esiste solo la parola “solitudine”. Sta a ciascun singolo individuo scegliere quale delle due accezioni fare nostra…
Se le pareti del mio studio di Torino potessero parlare, darebbero voce ai pazienti che alla fine di un percorso direbbero: ”sono riuscita/o finalmente a diventare ciò che non potevo neppure immaginare di essere”.
Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
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