Non tutto il tradimento vien per nuocere
Nel mio studio di psicoterapia a Torino, come terapeuta di coppia, incontro spesso persone che hanno tradito o che sono state tradite. Il copione è quasi sempre lo stesso. Nei casi “migliori”, uno dei due si rende conto che qualcosa non funzionava già da tempo. Nei casi peggiori, invece, mi sento dire:
“Non lo avrei mai detto, eravamo così felici!”
Poi arrivano i sospetti, si inizia a controllare il telefono… ed ecco svelato l’arcano. Il “terzo” fa capolino nella relazione e si spalanca un mondo fatto di:
- perdita di fiducia,
- rabbia e delusione,
- senso di colpa (spesso da entrambe le parti),
- desiderio di vendetta,
- tristezza profonda che può sfociare in depressione.
Tradire: cosa significa davvero?
Facciamo un salto indietro. La parola tradimento deriva dal latino tradere, che significa “consegnare”. Nella forma riflessiva, se tradere, assume il significato di “abbandonarsi a un’altra persona”. Nel tempo, il senso figurato si è trasformato in “venire meno” a un patto o a una promessa.
Spesso si pensa che la durata del tradimento – un mese, un anno o più – faccia la differenza. E in parte è vero. Ma ciò che conta davvero sono le emozioni negative che emergono quando il tradimento viene scoperto: dolore, confusione, smarrimento. È un vero e proprio evento traumatico, anche se l’infedeltà è durata poco.
Le ferite invisibili del tradimento nella coppia.
Chi viene tradito spesso prova un profondo senso di rifiuto e svalutazione personale. Come se, con un singolo gesto, tutto ciò che era stato costruito insieme – magari in anni di relazione – fosse andato in frantumi.
I progetti comuni svaniscono nel nulla:
- il matrimonio,
- la casa dei sogni cercata a lungo,
- il desiderio di un figlio…
Tutto perde improvvisamente di senso.
I segnali prima del tradimento: la “Cascata glaciale”
Durante la terapia di coppia chiedo spesso:
“Cosa stava succedendo nella vostra relazione sei mesi prima della scoperta del tradimento?”
Raramente mi sento rispondere: “Nulla, andava tutto benissimo.” Perché in realtà i segnali c’erano già. Sono stati descritti in psicologia come la Cascata Glaciale (Gottman–Rusbult–Glass), un modello che spiega come si arriva lentamente – ma inesorabilmente – al tradimento.
Ecco i principali passaggi:
1. Allontanamento emotivo
Si comincia a prendere le distanze. Il dialogo si interrompe (o forse non c’è mai stato davvero), aumentano le incomprensioni e cresce il senso di disconnessione.
2. Si smette di litigare
I conflitti non vengono più affrontati. Le discussioni accese, che un tempo servivano a ristabilire un equilibrio, lasciano spazio all’indifferenza.
3. Silenzio e segreti
I silenzi si fanno pesanti e si insinuano nella quotidianità. È in questo spazio che possono nascere segreti, bugie e una vita parallela che l’altro ignora.
4. Disinvestimento affettivo
Non si cerca più nella relazione il proprio “luogo sicuro”. Si smette di investire energie e attenzioni.
5. Apertura verso l’esterno
Si incontra qualcun altro che sembra capirci meglio. Una persona che ci fa sentire di nuovo “visti”, accolti, desiderati. Emozioni sopite da tempo riaffiorano.
6. Il confronto distruttivo
Il partner ufficiale viene visto sempre più in negativo. Ogni difetto viene ingigantito, mentre il “terzo” appare idealizzato.
7. Il passaggio all’atto
Il tradimento inizia spesso in modo “innocuo”: un bacio, un abbraccio, un messaggio ambiguo. Ma se la spirale non si interrompe, si arriva al coinvolgimento sessuale.
Si può interrompere questa spirale?
La risposta è: sì, si può.
Ma solo se si interviene per tempo. E anche quando il tradimento è già avvenuto, la relazione può essere ricostruita. Come nella filosofia giapponese del Kintsugi, si può “riparare l’oro nelle crepe” e dare nuova forza alla relazione.
Quando uno dei due si rende conto che la relazione sta scivolando verso una deriva pericolosa, è fondamentale chiedere aiuto a un terapeuta di coppia. Da soli è davvero difficile, soprattutto se certi schemi si ripetono da tempo.
Tornare a sentirsi in connessione
È necessario ristabilire – o ricostruire – quella che Ugo Foscolo chiamava una celeste corrispondenza d’amorosi sensi.
Serve creare un nuovo campo relazionale, che non riguardi solo i due individui, ma la relazione stessa, che va compresa, ascoltata, curata.
Tutto questo prima che si entri nella logica pericolosa di “vittima e carnefice” (concettualmente scorretta) e prima che il dolore diventi l’unico protagonista.
Non affrontate tutto da soli
Se sei arrivato a leggere fino a qui, probabilmente ci hai già provato. Ma non è andata come speravi. E va bene così.
Non è segno di debolezza chiedere aiuto. È un atto di cura e responsabilità verso se stessi e verso la coppia. E poco importa che si tratti di una coppia eterosessuale o di persone dello stesso sesso.
Non tutto il tradimento vien per nuocere. A volte è proprio da lì che può nascere un cambiamento profondo.
Dott.ssa Sabina Natali
Psicologa – Psicoterapeuta a Torino
📍 C.so IV Novembre, 8 – Torino
📧 info@natalipsicologatorino.it
📞 Tel. 338/3052197

