“Lasciare il passato nel passato” non è solo il titolo di un libro
Quando suggerisco ad alcuni pazienti, da me trattati nel mio studio di Torino con EMDR, la lettura di: “Lasciare il passato nel passato” di F. Shapiro (Ed. Astrolabio, Roma, 2012) ciò che mi rispondono, in varie declinazioni, suona come:”Magari fosse possibile, sarebbe bellissimo!”.Oppure:”E’ proprio quello che vorrei”. In effetti come non dar loro torto! Possiamo però togliere il “magari!” Perché…è possibile!
Non si tratta di utilizzare tecniche miracolistiche o bacchette magiche, oppure seguire i famosi “7 consigli per stare meglio”(che non funzionano mai).
L’E.M.D.R. (Eye Movement Desensitizazion and Reprocessing) è una vera e propria terapia riconosciuta ufficialmente dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 2013 come uno dei metodi più efficaci per superare il disturbo post traumatico da stress.
E come molte scoperte che avvengono in ambito scientifico e che salvano vite umane, anche nel caso dell’EMDR la sua “invenzione” avvenne per caso. Un giorno del 1987 Francine Shapiro stava passeggiando in un parco immersa in pensieri non proprio “felici”. Notò che essi sparivano ogni qual volta i suoi occhi iniziavano a muoversi diagonalmente.In quel modo quel pensiero negativo si depotenziava.
Da quel lontano giorno la ricerca sull’efficacia della tecnica andò avanti con centinaia di studi, concentrandosi non solo sull’efficacia clinica (le persone trattate con EMDR stavano notevolmente meglio!) ma anche su studi neurofisiologici. I movimenti oculari provocati volutamente dal terapeuta durante la sessione EMDR sono in tutto e per tutti simili a quelli che avvengono spontaneamente durante la fase di sonno REM (quella in cui si sogna).
Come funziona? Insieme al terapeuta si vanno a “stanare” i ricordi traumatici. Per essere considerati tali, secondo Van Der Kolk, l’evento deve essere di tale portata per cui non sia possibile sottrarvisi e deve sovrastare le capacità di resistenza dell’individuo. Tali eventi possono essere divisi in:
–T grandi: tutti gli aventi che conducono alla morte e che minacciano la nostra integrità fisica o quella delle persone a noi care e che creano impotenza, vulnerabilità ed insicurezza. Ad es: incidenti stradali, lutti improvvisi, abusi sessuali, grandi catastrofi come terremoti, alluvioni e la caduta di un ponte autostradale come il Morandi a Genova, per citarne alcuni;
–T piccoli: sono eventi relazionali che non sono una minaccia per l’integrità fisica ma per la rappresentazione del sé del soggetto. Ad es.: continue squalifiche da parte delle figure di accudimento, atti di bullismo, mancanza di cure familiari.
Il problema è che i ricordi che non sono stati elaborati rimangono lì, in reti mnesiche, e diventano la base delle nostre reazioni apparentemente “senza senso”, dei nostri comportamenti ed atteggiamenti negativi.
Ciò che viviamo nella vita di tutti i giorni può “innescare”, come una vera e propria miccia, quei ricordi non elaborati presenti nelle nostre reti neuronali e dar vita a risposte che solo apparentemente sono incontrollabili, ma che per il nostro cervello un senso lo hanno eccome! Infatti i traumi vissuti portano con sé una serie di reazioni biochimiche cerebrali che non permettono al cervello di elaborare l’informazione. E’ come se tutte le sensazioni, emozioni, convinzioni rimanessero congelate al momento dell’ evento. Attraverso l’EMDR questo meccanismo viene desensibilizzato. Per dirla in parole semplici…se “prima della cura” ciò che appare nella “fotografia del nostro cervello” (effettuata con Risonanza Magnetica) è l’attivazione della corteccia emotiva fronto-limbica , “dopo la cura” invece ciò che viene attivato è la corteccia associativa temporo-occipitale, ovvero una elaborazione cognitiva e visiva dell’evento traumatico.
Questo non significa che ci dimentichiamo di aver subito esperienze traumatiche, ma esse vengono depotenziate e trasformate in esperienze che non solo non creeranno più sofferenza, ma dalle quali potremmo anche imparare qualcosa.
Le stesse convinzioni negative che possiamo avere su di noi (“Io non valgo”; “Io non sono amabile”; “Io non ho il controllo della situazione”) si trasformano nel loro opposto (“Io valgo”; “Io sono amabile”; “Io ho il controllo della situazione”). Lo stesso dicasi per le emozioni collegate a quel ricordo.
Come afferma Peter Levine :”Il trauma è una realtà della vita ma non per questo deve essere una condanna a vita”. Per eliminare questa condanna rivolgetevi con fiducia ad un terapeuta accreditato. Sicuramente non ve ne pentirete!

