Il nervo vago:questo sconosciuto
É stato Stephen Porges, neurofisiologo statunitense, negli anni 90, a teorizzare la nascita della Teoria Polivagale identificando le basi neurofisiologiche di alcune delle risposte post traumatiche.
A volte capita…Siamo particolarmente stressati (e magari neppure ce ne accorgiamo perché andiamo avanti con il “pilota automatico”); stiamo affrontando un periodo complicato ed un giorno, senza un motivo apparente, cadiamo a terra senza forze A.mbulanza, triage, eccetera. La diagnosi: nulla di particolarmente grave una crisi vagale.Ci troviamo a chiederci che cosa sarà mai?
Così scopriamo l’esistenza del nervo vago. É il decimo dei 12 nervi cranici, parte da una zona del midollo allungato e da lì va ad innervare la zona sopra diaframmatica (collo, palato, laringe, faringe, esofago) e sotto diaframmatica (diaframma, cuore, plesso gastrico, stomaco, fegato, milza, pancreas, intestino). Deve il suo nome proprio al fatto che “vaga” (ovvero si dirige ovunque) influenzando, suo malgrado, molta parte della nostra vita e dei nostri riflessi (respirazione, HR V ovvero variabilità cardiaca, digestione…).
Lo scopo della teoria è quello di creare una sorta di mappa del sistema nervoso autonomo che possa spiegare le nostre azioni e reazioni agli stimoli provenienti dal nostro corpo, dall’ambiente esterno e dalla relazione esistente tra noi e gli altri.
Ogni nostra reazione è una risposta al servizio della sopravvivenza sebbene essa ci sembri completamente incongrua (come nel caso dello svenimento sopra citato).
La Teoria Polivagale sottolinea l’importanza del nostro sistema nervoso autonomo attivando tre diversi sistemi davanti ad una minaccia:
–sistema ventro – vagale: quando siamo in un contesto sicuro ci calmiamo.
IL battito cardiaco diminuisce, il respiro si fa più calmo, e possiamo così godere del senso di sicurezza per quello che ci circonda. Possiamo gustarci con tranquillità quella tazza di caffè caldo o la lettura di quel libro che rimandavamo da tempo, insomma ciascuno trova le proprie attività “calmanti”;
–sistema simpatico: si attiva attraverso la risposta attacco-fuga quando vi è il primo segnale di allarme che può comparire al nostro interno, all’esterno oppure come qualcosa che capita tra noi e gli altri;
–sistema dorso-vagale: l’unico modo per sopravvivere, se non possiamo nè lottare nè fuggire, è quello di immobilizzarci.
Il nostro sistema nervoso autonomo è parte integrante di quasi qualsiasi funzione in cui siamo coinvolti. Ciò capita non solo a chi ha “problemi psicologici” ma a tutti gli esseri umani. In poche parole “siamo fatti così”.
Sapere che funzioniamo in questo modo ci permette non solo di non spaventarci o sentirci “diversi” se abbiamo reazioni particolarmente importanti, ma anche imparare a conoscerle e poter agire per arrivare a stare bene con noi stessi (per dirla utilizzando i termini della Teoria Polivagale: aumentando i momenti ventro – vagali e diminuendo fino all’osso quelli dorso-vagali).
Nel caso in cui siamo stati sottoposti fin da bambini ad una serie di eventi traumatici questi hanno creato una disregolazione della neurocezione ovvero percepiamo il mondo circostante come pericoloso e il nostro corpo come non sicuro. Attraverso una serie di esercizi e un appropriato percorso terapeutico è possibile insegnare di nuovo al nostro corpo che il mondo là fuori non è fatto solo di insidie e pericoli ma che noi possiamo vivere bene al suo interno.
Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
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