Coppia seduta dis palle in silenzio, simbolo di difficoltà di comunicazione nella relazione di coppia
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Quando le parole fanno male (o non arrivano affatto): comunicazione e terapia di coppia

Sembra vi sia un copione: inizi una discussione, magari per futili motivi, e poi alla fine ti rendi conto che è scoppiato un pandemonio e neppure ne conosci il motivo (o ti ricordi da dove sei partito). Ad es. avevate cominciato parlando di chi doveva portare fuori il cane (“portalo giù tu che sono stanca” e “Eh no! Io l’ho già fatto stamattina ora tocca a te”.) e vi siete ritrovati a riesumare una lite del 2017. Oppure il contrario: c’era qualcosa di importante da dire, ma le parole si sono bloccate da qualche parte tra il cuore, la gola e los tomaco e la faccenda si è conclusa con un nulla di fatto.

Non stupirà sapere che la comunicazione di coppia è uno degli argomenti più cercati online quando si parla di relazione. E non è un caso: moltissimi problemi nelle relazioni derivano soprattutto da incomprensioni, mancanza di chiarezza o dalla difficoltà di esprimere i propri bisogni e sentimenti.  E tutto iò ha una ricaduta sulla prole ben maggiore rispetto a quanto solo si immagini. È un problema antico quanto l’amore stesso, ma non per questo meno doloroso.

Il paradosso della coppia: più si conosce, meno si comunica.

Esiste un inganno di fondo nelle relazioni di lunga data: più due persone si conoscono, più tendono a dare per scontato di capirsi, a fare “comunicazione telepatica”.

“Sa già cosa penso.” “Non c’è bisogno di spiegare.” “Lo capisce dal tono.” Eppure proprio questa certezza è spesso una trappola.https://natalipsicologatorino.it/apettative-non-dette-coppia-torino/

Usando una metafora dico spesso alle coppie che vedo nel mios tudio di Torino che la loro relazine non è una gita al supermercato con scambi tipo: “Cosa c’è per cena?” o “Hai comprato i ravioli?”(o giù di lì): spesso la coppia è così occupata e presa dalle necessità quotidiane che dimentica di continuare a scoprirsi, continuare ad ascoltarsi e tutto si riduce a faccende di pochissimo conto (se non strettamente necessarie alla sopravvivenza).

Con il tempo, la comunicazione si impoverisce. Si parla di logistica — la spesa, i figli, le bollette — e si smette di parlare di sé. Le emozioni vengono filtrate, ridimensionate, o semplicemente inghiottite. Non se ne parla. Non siparla della relazione quando si è in relazione invece lì c’è il segreto per far funzionare bene le cose. infatti se ciò non accade esplode tutto nel momento meno opportuno.

I quattro “cavalieri” che erodono il dialogo

Lo psicologo John Gottman, uno dei ricercatori più autorevoli nel campo delle relazioni, ha identificato quattro modalità comunicative particolarmente dannose per la coppia, che chiama i “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse”:

  1. la critica;
  2. il disprezzo;
  3. l’atteggiamento difensivo;
  4. l’ostruzionismo. 

Riconoscerli è il primo passo per uscirne.

  • La critica va al di là di un reclamo specifico e attacca il carattere dell’altro (“sei sempre così”, “non cambi mai“). E’ quella che in terapia prende il nome di squalifica. Il suo “punto forte” (meglio dire debole) è che attacca la personalità dell’altro e a lungo andare lo distrugge silenziosamente.

  • Il disprezzo — occhi al cielo, sarcasmo, ironia tagliente — è il più pericoloso: la ricerca di Gottman identifica il disprezzo come il predittore più forte del divorzio. Semplicemente i segnali passano attraverso la comunicazione non verbale ed essa rimane dentro di noi inconsiamente.

  • La difensività trasforma ogni conversazione in un campo di battaglia dove nessuno ascolta davvero. Se l’altro mi attacca (o mi sento attaccato dall’altro) mi metto sulla difensiva senza neppure accorgermene. D’altro canto chi andrebbe in guerra in mutande?

  • L’ostruzionismo, infine, è il muro: si smette di rispondere, ci si chiude in un silenzio che può durare ore, giorni, anni. Il famoso “silenzio punitivo“)

Se ti ritrovi in uno o più di questi pattern, sappi che non sei solo — e che si può lavorarci.

Cosa succede in terapia di coppia

Molte persone arrivano in terapia di coppia pensando avere a che fare con un’aula di tribunale. Dovrà (per loro) essere il terapeuta a decretare, senza ombra di dubbio, chi ha ragione e chi ha torto. Non funziona così. Lo psicologo non è un giudice: è un professionista che cerca di comprendere le ragioni di entrambe le parti e fa sì che queste possano essere esplicitate nel modo più costruttivo possibile.

La terapia diventa uno spazio neutro — forse il primo da molto tempo — in cui entrambi i partner possono parlare senza che la conversazione degeneri (o sia conflittuale, a tratti, in modo controllato e funzionale). Il terapeuta aiuta a rallentare, a nominare le emozioni, a tradurre i comportamenti in bisogni, a mettere in luce anche il punto di vista dell’altro. Spesso si scopre che dietro una lite per le faccende domestiche c’è in realtà una richiesta di riconoscimento. Dietro il silenzio, una paura dell’abbandono.

L’obiettivo della psicoterapia di coppia è aiutare i partner a riconoscere i pensieri disfunzionali e modificarli, migliorando la comunicazione e la gestione dei conflitti, e favorendo un ambiente sicuro per esprimere i propri bisogni senza paura di reazioni negative. 

Non serve essere in crisi per chiedere aiuto

C’è ancora uno stigma diffuso intorno alla terapia di coppia: si va dallo psicologo quando le cose vanno male, quando la relazione è sull’orlo del precipizio. Ma questo è molto pericoloso e può rendere le cose più difficili. Anzi, diventa quasi una profezia che si auto avvera: “vedrai non funzionerà, proviamoci ma…” e si finisce per non investirci abbastanza. Più tempo si attende prima di rivolgersi a un professionista, maggiore è la probabilità che le dinamiche diventino complesse e radicate.

La terapia di coppia non è una “sala d’attesa” del divorzio. È uno strumento di cura che funziona meglio quando viene usato in modo proattivo, come si fa con la salute fisica: non si va dal medico solo quando si è già in ospedale. La medicina cinese ci insegna molto in questo sneso. É nata per far si che l’imperatore non si ammalasse. nel caso ciò fosse accaduto il medico avrebbe fallito. É la coppia a dover essere la migliore prevenzione di se stessa.

Anche le coppie più funzionali possono trarre beneficio da una terapia. Le esperienze positive suggeriscono che la terapia di coppia si rivela utile anche per partner sani che sentono il desiderio di migliorare la comunicazione interna, rafforzare il legame e affrontare al meglio cambiamenti ed eventi stressanti. 

Un piccolo esercizio da provare già stasera

Prima di arrivare in studio da un professionista — o mentre ci pensate — c’è qualcosa di semplice che potete fare. La prossima volta che sentite salire la tensione in una conversazione, provate a fare una pausa di cinque minuti prima di rispondere. Non per evitare il confronto, ma per passare dalla reazione automatica a una risposta consapevole.

Chiedetevi: cosa sto provando, al di là della rabbia? Di cosa avrei bisogno in questo momento? E soprattutto: cosa voglio che l’altro capisca davvero?

La comunicazione non è un talento innato. È una competenza che si impara, si allena, si affina. E come tutte le competenze, a volte ha bisogno di un buon insegnante.

Dott.ssa Sabina Natali

Psicologa – Psicoterapeuta a Torino

Corso IV Novembre 8 Torino

tel: 338/3052197

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