Approccio sistemico relazionale: perché è importante nella terapia di coppia (e non solo)
Come Psicologa a Torino https://www.natalipsicologatorino.it ho scelto come approccio di cura quello sistemico-relazionale.
Che cos’è l’approccio relazionale e perché è molto utilizzato nella terapia di coppia.
Partiamo dalla scoperta dell’acqua calda…Quando ci si sente psicologicamente male abbiamo un unico obiettivo: stare meglio!
Per questo motivo quando si sceglie un* psicoterapeuta/psicanalista non si pone attenzione a quale tipo di orientamento utilizzi nel lavorare. Prova ne è che i pazienti che vengono nel mio studio di Torino e che hanno terminato una psicoterapia da qualche anno o hanno interrotto un percorso da un’ altra parte, alla mia domanda: “Mi sa indicare che tipo di orientamento aveva il collega” nella totalità (o quasi) dei casi non sono in grado di rispondere.
Se è vero che tutti gli approcci sono validi, e che ciò che cura veramente e’ la relazione che si instaura tra medico e paziente, e’ anche vero che alcuni orientamenti sono maggiormente utilizzati per curare alcune patologie (ma prima di tutto alcuni individui (ad esempio i bambini) meno per altre.
Al fine di inquadrare la nascita della terapia sistemico relazionale concedetemi qualche riga storica.
I suoi esordi risalgono alla seconda metà del secolo scorso, da idee derivanti dalla teoria generale dei sistemi, dalla cibernetica, e dagli studi sulla comunicazione. Altra linfa vitale è arrivata dalla psicoanalisi (che ha contribuito a definire soprattutto gli aspetti di qualità ed emotivi dei sistemi familiari) e dagli studi in ambito psico-sociale. Ciò al fine di sottolineare la relazione tra il sistema familiare (di coppia e/o individuale) e il contesto culturale e sociale all’interno del quale esso si trova vivere.
Già solo da queste poche righe si può evincere come tale approccio non si fermi soltanto ed esclusivamente a indagare le cause interne del malessere dell’individuo, ma lo consideri, e a maggior ragione la coppia e la famiglia, come parte integrante di un contesto culturale, sociale e in primis relazionale.
Solitamente ad “ammalarsi“ è uno dei membri del sistema (ad esempio in una famiglia un bambino o un adolescente) che assume il ruolo di “paziente designato“. Il suo “sacrificio” serve per far sì che tutta la famiglia prenda consapevolezza delle dinamiche disfunzionali che hanno portato alla creazione del sintomo.
Sono numerose le barzellette che circolano, anche tra gli addetti ai lavori, sulla psicanalisi e la psicoterapia in generale. Citerò qui solo quella che va per la maggiore tra i terapeuti sistemici. Non essendo molto portata nel raccontarle vi riassumo la sua fine. Si dice dei sistemici che convochino tutti i familiari, anche quelli già deceduti e quindi parte delle terapie si svolgano…al cimitero! (Ovviamente in senso figurato).
Così come Pulcinella si confessava ridendo, anche in questo c’è un nocciolo di verità. Si parte infatti dall’idea che ad essere ammalato non sia l’individuo ma la relazione che si crea tra gli individui che vivono all’interno di un sistema sia esso coppia o famiglia.
Per questo motivo la sofferenza vissuta da un membro per essere capita deve prendere in considerazione il punto di vista di tutti.
Carl Whitaker, un grande della terapia familiare, sosteneva che così come si butta un sasso in uno stagno ed esso crea dei cerchi, anche all’interno della famiglia bisogna “buttare dei piccoli sassi” fino a quando non si trova il “bandolo della matassa” andando indietro di generazioni.
Come suggeriscono Maria Grazia Cancrini e Lietta Harrison in uno dei “testi sacri”(“Potere in Amore” Ed. Riuniti, Roma, 1986), nel caso di una crisi di coppia è necessario non andare alla ricerca di sequenze causali lineari nascoste, bensì ricercare, riattivare (o attivare per la prima volta) sequenze circolari di comportamenti e atteggiamenti. Per dirla con le parole delle autrici:
“Lavorando con le coppie, non è economico pensare a un livello psicologico profondo; è più ricco di possibilità, anche per la semplicità più immediata, lavorare a un livello di comportamento all’interno del sistema coppia, cambieranno non solo tutti i comportamenti di quell’area, ma l’intera relazione”.
Insomma è un po’ come giocare a shangai: se muovi un bastoncino si muovono tutti gli altri.
Cambiando un elemento del sistema si modifica anche tutto il resto.
L’interpretazione degli eventi quindi non si riferisce alle cause sottese di un malessere o di un certo stato emotivo, ma risulta essere una rilettura della situazione.
C’è anche da considerare il fatto che la terapia di coppia difficilmente inizia con un sintomo ben preciso, come invece più frequentemente accade per la terapia individuale o quella familiare (sempre più rara ahimè. Un vero peccato poiché molto efficace).
Solitamente i coniugi arrivano in terapia perché sono in una fase di stallo, o hanno problemi di comunicazione, o fanno un ultimo tentativo (!) prima di andare dall’avvocato.
Inutile dire che tutto ciò presuppone la presenza di un malessere diffuso e profondo da parte dei partners. Anche in questo caso è bene, per riprendere Whitacker, “lanciare un sasso“ per aiutarle a muoversi in qualche direzione.
Ricordando sempre che la coppia comunque tenderà a “remare contro” poiché, come diceva Tomasi di Lampedusa “bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”.
Fuor di citazione visto che tutti sistemi tendono all’omeostasi, questo vale anche per il sistema coppia. Per fare in modo che in tutto ciò il terapeuta non venga ”triangolato” (ovvero “pinzato in mezzo“, nel tentativo da parte della coppia di porlo nello scomodissimo e ovviamente non- terapeutico ruolo di giudice) egli deve conoscere molto bene le dinamiche della coppia diverse da quelle degli individui.
Per fare tutto ciò ovviamente verranno utilizzati degli strumenti appropriati (i cosiddetti trucchi del mestiere”). Uno dei piè efficaci lo potrete trovare qui: Il Genogramma ovvero l’albero genealogico in chiave “psi”.
Qual è a mio parere (ma non solo) il punto di forza di tutto ciò?
Non dimenticare mai il punto di vista di tutti membri presenti all’interno del sistema, coppia o famiglia che sia.
Chiudo con le parole di un grande saggio della terapia familiare, purtroppo ormai deceduto, Pier Giuseppe De Filippi, che durante una formazione ci disse:
“Le coppie e le famiglie che arrivano da voi lo fanno presentando il loro biglietto da visita. Il vostro scopo non è stracciarlo e buttarlo via ma semplicemente accoglierlo e successivamente aiutare quel sistema a girarlo e leggere insieme anche ciò che è scritto dietro e che loro in quel momento non sono assolutamente in grado di vedere”.
Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel: 338/3052197

