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Ansia da Palcoscenico per Musicisti: Come la Teoria Polivagale Può Aiutarti a Trasformare la Paura in Performance

“Tre, due, uno… vai!”

Il cuore che batte all’impazzata (tachicardia); mani fredde e sudate (sistema nervoso centrale in azione); respiro corto e affannoso (iperventilazione). Anche le braccia paiono improvvisamente pesantissime – come se il tuo strumento pesasse il doppio. E quella vocina nella testa che continua a ripeterti: “E se sbaglio? E se mi blocco? E se dimentico tutto?”

Se sei un musicista – (in orchestra, solista, oppure un cantante o che tu stia per affrontare l’audizione della vita)– probabilmente conosci benissimo questa sensazione. Ha un nome: ansia da palcoscenico.

Nel mio studio di psicoterapia a Torino, dove lavoro da anni con musicisti e cantanti che soffrono di ansia da palco, ho sentito queste descrizioni spesso. 

E ogni volta rassicuro sul fatto che non si è “rotti” (una volta un paziente mi ha detto anche questo), inadeguati (a meno che non vi sia una mancanza di studio dello strumento ma su quello la psicologia può solo dare indicazioni per migliorarlo) ma soprattutto non ci siete solo voi!

Adele ha raccontato pubblicamente di aver vomitato prima dei concerti. Anche grandi pianisti come Vladimir Horowitz e Glenn Gould hanno sofferto di ansia da palcoscenico che li ha messi a durissima prova. Alcuni studi riportano che circa il 70% dei musicisti professionisti sperimenta livelli significativi di ansia  (ed il 70% è una percentuale altissima!).

Ma la cosa più importante che voglio tu sappia è che il tuo corpo non ti sta sabotando. Sta facendo esattamente ciò per cui è stato progettato: proteggerti! Il problema è che lo sta facendo nel momento e nel modo sbagliato.

Per capire perché questo accade – e soprattutto per imparare a gestirlo – dobbiamo parlare della teoria polivagale ( Il nervo vago:questo sconosciuto) e di come il tuo sistema nervoso  (ma non solo il tuo) reagisce alla pressione di un’esibizione.

Perché l’Ansia da Palco NON è Debolezza, o inadeguatezza peggio ancora fallimento ma semplicemente biologia.

Chiariamo che soffrire di ansia da palco non è come soffrire di ansia  generalizzata o sociale.

In quest’ultimo caso vorresti evitare come la peste il contatto con gli altri ma non è il tuo caso visto che vorresti salire sul palco stare anche bene davanti agli altri. Il tuo desiderio infatti è aver scelto la musica(scelto!) e volerla condividere con gli altri (“seminare bellezza”).

Quindi sei davanti a un bel dilemma:voler fare la cosa che più ami al mondo ma essere terrorizzato nel farla (paura di dimenticare la parte, di sbagliare, di non essere all’altezza).

Come percepisce il tuo sistema nervoso questo dilemma?

Come una “minaccia per la sopravvivenza”. Per il nostro sistema nervoso infatti poca differenza c’è in alcuni casi(molti a dire il vero) tra lo stimolo esterno e quello interno (tra l’ orso in carne ed ossa e l’idea che l’orso sia nella stanza, per farla semplice).

Il Tuo Sistema Nervoso: Un Guardiano Troppo Zelante

Qui entra in gioco la teoria polivagale, sviluppata negli anni ’90 dal neuroscienziato Stephen Porges.

La semplifico (e semplifico e semplifico per conoscenza) qui di seguito.

Il nostro sistema nervoso autonomo si attiva in tre modi differenti:

1. Sistema Ventro-Vagale: La Modalità “Tutto Bene” (stile Kung Fu Panda)

Quando sei in questo stato, ti senti al sicuro e rilassato, come se avessi una tisana calda in una mano e dil tuo libro preferito nell’altra oppure come se giocassi con il tuo animale domestico o quel che vuoi tu. Quindi riesci ad essere in piena connessione con gli altri , a creare con la musica e a divertirti con essa. Il corpo lo sa (lui Sto arrivando! Tutto molto prima di noi….):il cuore batte regolare, respiri tranquillamente, i muscoli sono tonici ma non tesi.

È lo stato in cui suoni meglio e la musica fluisce naturalmente. Quando ti senti così connesso con il tuo strumento che sembra diventare un’estensione del tuo corpo.

2. Sistema Simpatico: La Modalità “Attacco o Fuga” (o, per chi li conosce, la modalità SturmTruppen).

É la risposta più antica (perchè ne avevamo bisogno per portare a casa la pelle). Essa si attiva quando il nostro sistema nervoso percepisce un pericolo. È la classica reazione di “fight or flight”: il cuore accelera (si prepara alla fuga), i muscoli si irrigidiscono (vanno in vaso costrizione), il respiro diventa rapido e superficiale, le mani sudano.

Il corpo è  pronto. Come se dicesse: “o combattiamo o scappiamo”. Dicevamo che è stato programmato per questo ma mentre stai suonando qualsiasi strumento non è il massimo.

3. Sistema Dorso-Vagale: La Modalità “Blocco Totale” (o modalità Willie il Coyote spiaccicato a terra).

Quando il pericolo sembra insormontabile, il sistema nervoso può letteralmente “spegnersi”. È la risposta più arcaica: il congelamento (freeze).

Ti è mai capitato di salire sul palco e sentirti completamente dissociato? Come se tu fossi lì ma non fossi davvero presente? Come se guardassi te stesso dall’esterno mentre le tue dita si muovono da sole – ma in modo meccanico, senza anima?

Oppure quella sensazione di “vuoto mentale” dove all’improvviso non ricordi più la melodia che hai suonato mille volte?

Oppure sali sul palco e letteralmente “perdi i sensi”. Ecco si è attivata quella parte che ti sta mettendo in protezione. L’idea è sempre buona, il modo non troppo.

Ecco, è il sistema dorso-vagale che ha premuto il tasto “pausa” su tutto.

Bene, per ora mi fermo qui. 

Prova a riflettere sulle tue ultime 5 performance e chiediti : in quale modalità mi trovavo? Da quale “stato” ho suonato quel pezzo?

E per estendere l’esercizio prova a farlo anche nella vita di tutti i giorni (non sempre, ma in alcuni momenti.)

Inizia ad allenarti in questo modo…

Nei prossimi articoli approfondiremo il concetto e ti indicherò qualche esercizio utile (senza betabloccanti) . 

E ovviamente se vorrai approfondire sono qui (perché negli articoli necessariamente non vi è tutto).

Buona Musica!

Sabina Natali

Corso IV Novembre 8, Torino.

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info@natalipsicologatorino.it